Maggio 2005

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Dicevo…


Per designare il proprio STATUS non si ricorre più ai vecchi aforismi.

?Essere o stare con?: this is the question.
E che vuor dì?

Non voglio accennare ai soliti discorsi sul ?è meglio essere, che avere?, discutere sulla pulsione umana del possedere, a qualsiasi costo, dell’accumulare, del depredare, ormai abbondantemente sviscerato: ?se vuoi rendere ricco Pitocle non aumentarne i beni ma sfrondane i desideri?.

Solitamente ci si lega a persone, partner, fidanzati; si frequentano amici, sodali o anche conoscenti.
Perché?
Perché si sta bene insieme, perché ci si vuol bene o ci si diverte (così detto molto brevemente)?

Sin dall?adolescenza, ma anche prima, quando i nostri genitori ci danno la facoltà di uscire senza la loro incombente presenza, scegliamo fra tanti esserini disseminati sulla terra, fra tanti animaletti forgiati ?a nostra immagine e somiglianza?. Ci si sceglie, si perde la testa, ci si invaghisce.

Ma ormai non si flirta più solo con individui dell?altro sesso così solo per flirtare o accoppiarsi, non si fa amicizia con qualcuno solo per ?fare amicizia?. Si sa l?opportunismo è un vizio difficile da debellare. E chi non lo è? Opportunista, intendo.
Ormai si vive di luce riflessa. Quando non si è importanti, creativi, belli, intelligenti, ?STUDIATI? o titolati, famosi, si ricorre ad un accompagnatore/trice, importante, bello/a, intelligente, titolato, famoso. E più è famoso lui/lei, più lo siamo noi. Senza fatica! Zacchete.

Che delusione, però, quando la tua amica del cuore è più bella e sveglia di te; che fatica quando il tuo amico è affascinante, attraente e spiritoso e ti ruba la scena; che stanchezza quando il tuo partner è più famoso/a di te. Prima li scegli, e poi te ne penti?

In un vero rapporto di amicizia, non dovrebbe esistere il concetto “dell’usare” l’altro. Se ciò accade, ci troviamo in presenza di relazioni fra persone che cercano di “sfruttare la situazione” mettendo in campo il proprio egocentrismo. È chiaro che subire situazioni del genere evidenzia condizioni della propria identità che andrebbero rivalutate e migliorate. Chiarire o meno le proprie posizioni dipende più che altro, dall’interesse che nutriamo verso quella persona e dalla sua disponibilità al dialogo.

Il più delle volte si sta nell?ombra. Non ci si esprime. Non si è.
Però si sugge, si sugge eccome!

Per quanto mi riguarda, io mi innamoro quasi ogni giorno indistintamente di uomini e donne. Mi accompagno a persone non propriamente BELLE in senso universale, ma abbastanza acute e creative.

Solitamente non assorbo.
Tutt?al più quella che viene ciucciata? sono io!

Riferimenti: giorgi

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O "si è" … o "si sta con"


ESSERE o STARE CON questo è il dilemma!

Nuova teoria che verrà illustrata prossimamente.
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Foto della performance nella fogna


Niente. solo le foto sequenza della performance cui ho assistito giovedì.
Riferimenti: giorgi

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Strategie del corpo


Non c’è niente da dire, c’è solo da essere, c’è solo da vivere.” (Piero Manzoni)

Ieri(tanto per non dire che mi riposo):

- dopo la sveglia alle sei e mezza e le 4 ore alle elementari in zona SANTADI (100 km andata e ritorno), aver registrato nella mente la frase di un bambino di prima (di quelli piccoli piccoli un po? mikini, con il fiocco rosa tutto storto e il muso triste) ?sei la maestra più brava che conosca!?. Sfido io. Vi ho fatto fare delle cosette divertenti?

- dopo l?incontro serale con le mie allieve-adolescenti, che vanno in scena il 12 giugno con la ?VERA STORIA DEI TRE PORCELLINI?, che mi fanno dannare tanto sono irrequiete?

- tanto per non farmi mancare niente? a fine serata?

sono stata ad Assemini (questo loco mi perseguita). E non per fare le prove tecniche di cambiamento di residenza, ma per assistere alla prima serata di INTERAZIONI, manifestazione che è ormai giunta alla XVIII edizione.

Per chi non lo sapesse, o fosse interessato a vedere una delle serate oggi e domani, si tratta di un FESTIVAL internazionale di Performing Arts, Video e Installazioni ideato e organizzato dal TEATRO ARKA (H.C.E.) in collaborazione con il PoliArtstudio, il Centro di Sperimentazione Grafica e spazio espositivo, in Via Università a Cagliari, che gestisco insieme a mio babbo.

Ebbene ieri si è esibito un il catalano JOAN CASELLAS, un fotografo di Barcellona che si diletta di Performing art.
Un tipo stranissimo con i capelli-lisci-grigi-lunghi (io l?ho visto come un individuo in bianco e nero) il quale ha:

prima canticchiato in spagnolo, poi in sardo, ha acceso un ventilatore, ha fatto svolazzare un foulard quasi fosse la vela di una nave o zattera, ha piegato il foulard, se lo è legato in testa, ha acceso una pila, è uscito per strada ad esplorare l?esterno, lo abbiamo seguito, si è fermato di fronte ad un portone gigante di legno che riportava le iniziali M ? A, ha cantato per dieci minuti MMMMMM, AAAAAAAA, MMMMMM, AAAAAAA, quattro bambini serissimi e attentissimi gli si sono affiancati a seguirlo da vicino e dopo cinque minuti già dicevano ?abbiamo già imparato la canzone?, ha camminato per la strada, la gente rideva, custu è maccu, si è diretto verso gli scavi, sì gli scavi della fogna che stanno riparando, è sceso dentro gli scavi, c?era una puzza tremenda, si è sdraiato sul pavimento dentro la fogna, si è coperto il viso con il foulard, ha cantato per tre minuti, la gente era schifata, io ridevo troppo, ho sor-riso dall?inizio alla fine, poi si è alzato, qualcuno ha applaudito, stop.

Dal Futurismo in poi si annulla la dicotomia tra essere e rappresentazione, fino ad arrivare alla Body Art, in cui il corpo diviene materia espressiva. Ma la centralità del corpo si trova già completamente affermata ed esibita nelle performance di Yves Klein e in Piero Manzoni che, con i suoi “feticci” come la famosa Merda d’artista e con l’Impronta, denuncia la scomparsa del corpo come rappresentazione, richiamando l’attenzione sulla fisiologia stessa.

in foto:
Leap into The Void
Yves Klein (1928-1962)
Silver gelatin print 350x270mm

Riferimenti: giorgi

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Solo due righe volanti…


Mentre va in onda un terribile film con Brithney Spears (la televisione è accesa e non ho la forza di cambiare canale) la sottoscritta prova a scrivere due righe a fine serata…
A fine giornata.
E oggi, finalmente, la giornata è finita! Perchè sono veramente stanca. Vi assicuro. STESA.
Domani stessa storia.

Stamattina mi è toccata la levataccia alle sei e mezza per andare nelle scuole di Nuxis e Villaperuccio. Yeah yeah.
Lezione di illustrazione e costruzione del libro con prima e seconda elementare. Ho proposto diverse cose, ma poi i bambini hanno voluto illustrare una storia che suona grosso modo così:

SONO GRASSO, ma così grasso che non entro neanche nel foglio.
Tutti mi dicono:
Cicciobomba ferroviere con tre buchi nel sedere…

E qui giù risate..
ma non è niente in confronto a quello che alla fine alcuni hanno scritto liberamente:


…ti sei seduto nel bicchiere
il bicchiere si è spaccato
cicciobomba si è cagato!

Beh. Per oggi può bastare.
Domani, come già detto, ore 6.30 sveglia.

Riferimenti: maestragiorgi

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Secondo alcuni sondaggi la prima regola per suscitare l’attenzione del pubblico di sesso opposto è farsi notare. Se dunque ci troviamo in un ambiente come un bar o anche ad una festa per segnalarci dobbiamo spiccare; questo comporta la scelta di luoghi strategici e l’adozione di un idoneo comportamento spaziale.

Bisogna assumere un IDONEO COMPORTAMENTO SPAZIALE???? Ma funziona davvero?

Al bar degli aperitivi per esempio gli avventori gravitano soprattutto agli angoli che diventano quindi la posizione migliore perché possa scattare un approccio o partire una conversazione.

Agli angoli? Ma sul serio? D’ora in poi guarderò solo in quella direzione? agli angoli di sbieco, frontali o di profilo??

Naturalmente, è preferibile sorseggiare qualcosa al bancone piuttosto che appartarsi ad un tavolo: sedere ad un tavolino o ?sostenere? le pareti sono i modi peggiori perché qualcuno si accorga di noi o ci faccia delle avance.

Insomma, niente tappezzeria. Ho tutto da imparare. Ma, proprio al bancone comunque non mi si vedrebbe, sto sempre sotto il limite massimo di appoggio dei gomiti?

Uno dei comportamenti spaziali che segnalano la disponibilità all?approccio femminile è la cosiddetta passerella: la donna deambula senza meta in una sala, gettando occhiate per lo più neutre attorno.

Occhiate neutre???? Chiamatele occhiate neutre…

In ogni caso, indipendentemente dal sesso, quando ci muoviamo in un ambiente siamo notati maggiormente se siamo in moto?.
Il nostro inconscio infatti percepisce la quantità di stimolazioni che forniamo con il nostro corpo e con il nostro movimento; se ci fossilizziamo in un punto di una sala dopo un pò, agli occhi dei presenti, diventeremo parte della tappezzeria.

Appunto. Mi sa che metto i pattini così?

Se è bene trovarsi al centro dell’attenzione, non bisogna per contro eccedere: uomo o donna che si mostri troppo disinibito, plateale o appariscente suscita diffidenza e viene schivato. Anche l’abbigliamento contribuisce a metterci più o meno in evidenza. Qualche scollatura, una maglietta sopra l?ombelico o dei pantaloni a vita bassa possono catturare l’attenzione dei maschietti.

Aaahhh ecco?

Vestiti dai colori vivaci, come rosso o rosa, inoltre, tendono a calamitare l’occhio maschile. Ma il colore che seduce di più è il nero: automaticamente lo associamo al sesso.

!!!!!!!!!!

Al bando per entrambi i sessi sono invece i colori smorti, i maglioni sformati o il vestire in modo troppo impettito.

Suggerirei un bel vestito aderente stile Arlecchino?
Ma adesso viene il bello…

Al bar, avere con se un libro o, anche dei cataloghi di viaggi può destare interesse e diventare il pretesto per iniziare una conversazione.

Aaaahhhh questa si che è una buona idea? Questa tattica mi sa che è la più sfruttata ultimamente?

Inoltre, questi “accessori” possono dire qualcosa di noi e dei nostri gusti e quindi costituire un motivo in più per conoscerci. Una volta che una donna adocchi la preda o che un maschietto abbia stabilito un contatto visivo con una delle astanti, bisogna “attirarlo nella trappola”.

TACCHETE!

Lo stratagemma più comune di lei per indurre il candidato a farsi avanti è isolarsi dalle amiche o dal gruppo e, posteggiare in un punto libero ed accessibile.

Ma no, forse è meglio andare direttamente da soli?

Un’altra tattica femminile è avvicinarsi in modo apparentemente distratto a lui e muovere qualche passo di danza, stazionando nei suoi paraggi. Il modo migliore che ha lui per un approccio è facilitare il più possibile la messa in atto delle due astuzie appena elencate. Per prima cosa, lui deve evitare di guardarla fissamente mentre esegue i suoi rituali di corteggiamento?

Questo consiglio è per il dottore greco.
Punto secondo, quando lei si stacca dal gruppo, non va abbordata in modo diretto, ma va “presa alla larga”, in sostanza, lui deve trovare un pretesto per farsi vicino; ad esempio, se la donna si mette all’angolo del bancone, lui può portarsi lì accanto per ordinarsi da bere e poi iniziare in modo quasi casuale lo scambio delle battute.

Io dico “siate voi stesse”. Un pò galline, si, ma?

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Giorgia, Giorgio, Simo, Massi, Stefano…
si godono gli applausi
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Ultime istantanee alla mostra GIRLS


Pubblico e da bere all’Arcivernice
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Riporto come titolo questa frase che ho letto da qualche parte e vi confermo che anche alla fine del Seicento giravano strane leggende sul conto di alcuni “Mostri” nati in città.
Orribili, meravigliosi mostri.

Anche le città sono popolate da mostri. È molto più facile nascondersi nel buio, nella nebbia o nella folla che riempie le strade…
Scherzi della natura? Esperimenti genetici mal riusciti? Esseri provenienti da un’altra dimensione? Ultimi abitanti di un mondo ormai scomparso? Frutto della fantasia? Tracce di un lontano passato che è giunto sino a noi superando mille ostacoli naturali?

Mostri,leggende del passato che a volte possono tramutarsi in realtà, quando ce ne da conferma la televisione o la radio… Il “mostro” è l’essere “diverso” e che incute timore, ribrezzo, orrore, in quanto qualcosa di sconosciuto, di anormale, qualcosa che l’uomo teme, perché “fuori dal comune”. L’uomo teme tutto ciò che non comprende o che esce dai normali canoni cui è abituato. Ha paura del buio perché in esso si nasconde l’imprevisto, il “chiunque” o “la qualunque cosa”.

Ma contro la noia cittadina… è in arrivo un Mostro AEROFAGO.

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Alla fine il segreto viene fuori


Alla fine il segreto viene fuori,
come deve succedere ogni volta,
è matura la deliziosa storia
da raccontare all?amico del cuore;
davanti al tè fumante e nella piazza
la lingua ottenne quel che voleva;
le acque chete corrono profonde,
mio caro, non c?è fumo senza fuoco.

Dietro al morto in fondo al serbatoio,
dietro il fantasma sul prato del golf,
dietro la dama che ama il ballo e dietro
il signore che beve come un matto,
sotto l?aspetto affaticato,
l?attacco di emicrania e il sospiro
c?è sempre un?altra storia,
c?è più di quello che si mostra all?occhio.

Per la voce argentina che d?un tratto
canta lassù dal muro del convento,
per l?odore che viene dai sambuchi,
per le stampe di caccia nell?ingresso,
per le gare di croquet d?estate,
la tosse, il bacio, la stretta di mano,
c?è sempre un segreto malizioso,
un motivo privato in tutto questo.

W. H. AUDEN

altre poesie dello stesso autore
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