Febbraio 2005

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Orgoglio


Dopo il crudele episodio di venerdì che mi ha vista contrapposta, mio malgrado, ad alcuni subdoli esemplari del genere maschile, ragiono a freddo e dico, con la finezza che mi contraddistingue: MA BACCAGAI!
Metto da parte l?orgoglio (orgogliosa lo sono sempre stata) e ritorno al mio stato di equilibrio.

Qualcuno mi ha detto che tendo a sfidare il genere maschile, a mettermi in competizione con loro.
Non mi accontento di commisurarmi con le ragazze. Anzi, non valuto la mia persona paragonando le mie qualità a quella o a questa ragazza. Frequento poche ?femmine?, o comunque meno donne rispetto agli uomini. E così non mi regolo o allineo ad esse in base a convenzioni o canoni che le contraddistinguono per bellezza. Quando sogno ad occhi aperti, o mi pongo un obiettivo, non penso:
vorrei essere alta come Sara;
vorrei avere gli occhi azzurri di Ida;
vorrei essere magra come Raffaella.

Piuttosto ragiono in un altro modo, creando un ideale femmineo allineato ad abilità che rientrano più nella sfera maschile:
vorrei suonare con una mano – e i due piedi là sotto – la batteria e contemporaneamente con l?altra la tastiera, come quel ragazzo che ho visto l?altra sera;
vorrei dirigere un?orchestra;
vorrei progettare macchine per volare come Leonardo;
vorrei dipingere come Schiele;
vorrei cucinare come uno chef giapponese;
vorrei scrivere come Italo Calvino, essere comica come Totò.
Vorrei che il mio nome fosse sempre l?unico in mezzo ad una schiera di uomini che si distinguono per una qualche attività intellettuale o manuale.
Vorrei poter contemporaneamente: disegnare, suonare, recitare, cantare, ballare, scrivere per il teatro, fare e dire cose intelligenti, governare, inventare un nuovo programma di grafica. Incantare la gente, costringerla ad ascoltarmi, urlare. Saper dire ?ti amo? con leggerezza, conquistare con un sorriso.

Forse non tutte queste qualità appartengono a nessun uomo, o almeno non si trovano tutte contemporaneamente su uno stesso uomo.

Diciamo pure che proprio così non ne conosco.
Ad ogni modo se riuscirò in almeno una di queste cose (più di tutte suonare la batteria e la tastiera nel contempo)? mi sentirò veramente realizzata.

Come mamma non sarei proprio un granché!

Riferimenti: giorgi

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Se il riso abbonda nella bocca degli stolti, sono idiota e me ne vanto!
Eppure ridere preme il cervello, mette in angoscia, disturba.

Cosa vi da più fastidio?
Che sono felice? Che mi diverto? Che non mi curo delle vostre inibizioni? Vi creo scompensi? Vi vergognate a stare seduti al mio stesso tavolo? Mi credete superficiale?

Quando ero piccola cantavo a tavola.
Mia nonna mi zittiva sempre: ?A tavola non si canta e non si ride?.

PFUI!
Ridevo e cantavo persino quando piangevo: mi chiamavano ?CANTENDI E PRANGENDI?.
E in me il passaggio dal riso al canto, dal riso al pianto, dal pianto al canto è molto veloce.
La felicità è come l’orgasmo, e il più bello che abbia mai provato è una risata.

Proprio voi che odiate la censura, che professate l?anti-proibizionismo, mi togliete l?unica cosa che mi fa respirare: RIDERE e RIDERE forte.

Mi spiace dirvelo, ma mi avete spenta. Siete riusciti a farmi piangere!

BENEFICI DELLA RISATA
Le pulsazioni del cuore accelerano e le arterie si dilatano, dando al corpo una sensazione di benessere; il torace e i polmoni espellono aria ad alta velocità (anche 100 Km l?ora) Il diaframma si tende e provoca spasmi respiratori nella cassa toracica; i muscoli del viso si contraggono, le narici si dilatano e l?aria che risale dai polmoni fa vibrare le corde vocali. Le ghiandole lacrimali possono sfuggire al controllo.
Si contraggono anche i muscoli ventrali, quelli delle gambe si rilassano, le dita dei piedi tendono a muoversi anche se nessuno se ne accorge e l?ipotalamo libera endorfine, dalle proprietà antidolorifiche e calmanti. Ossia i neurotrasmettitori che abbassano la sensibilità al dolore.

Riferimenti: una cosa vecchia vecchia

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Moleskine MANIA


Riflettendo sul da farsi…
Pensando e ripensando a tante cose…

Taglio o no i capelli corti corti?

APPELLO:
Appassionati di Moleskine, i leggendari taccuini di artisti e intellettuali europei degli ultimi due secoli. Uniamoci.

Sottoponetemi i vostri taccuini artistici e organizziamo una mostra!!!
Like THIS.
Riferimenti: Jobook’s Moleskine

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Ode to my family


Oggi vi presento i miei.
Cioè? attualmente presentano una ?leggera? variazione di peso?diciamo.
Erano più o meno così quando si sono conosciuti.

Ognuno deve tornare indietro, risalire alla propria esperienza familiare?
Perché sono nata in questa famiglia?

Mio padre suonava la chitarra elettrica in un gruppo degli anni ?60.

Ora vuole essere ?artista? a tutti i costi.
Non ha più i capelli.

Mia mamma non esce mai di casa. Ha il tono della voce troppo alto. Non la smette mai di fare pulizie.
Riferimenti: io

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Bis Bis!


Oggi faccio il bis!
Mai successo.
Dopo il piccolo sfogo di prima, ho provato a distrarmi per scaricarmi.
Macchè!
Ho preparato un disegno di Jobook per l?Unione del lavoro. L?ho spedito ad Ignazio.
Ho preso la decisione di disegnare tutta la sera, in vista della mostra.
E invece, la serata è volata.
Come nulla.
Ho lavato i capelli.
Mi hanno spedita al Supermarket a comprare due cosette.
Che palle.

Nessun programma definito o interessante per il dopo cena.
Altro stress.
Devo uscire per forza?
NO, sia chiaro.
Però?

Che tristezza. Vorrei riposarmi, vorrei stancarmi di più.
Domani mi tocca Biblioteca Universitaria ad oltranza.
Ricerca. Come sempre.
Sempre a cercare, cercare, rovistare nel passato degli altri.
Ma chi me lo fa fare?

Mi sento come la protagonista di ?Una lunga domenica di passioni?. Però non sono zoppa.

Vorrei essere il protagonista di ?Neverland?, invece.
Come mi chiuderei al cinema!

Riferimenti: sempre me

stress


BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Che stanchezza. Corri corri. Avanti e indietro.
Spreca energie. Distribuisci le competenze.
Pant pant.

E quando penso a me stessa?

Riferimenti: me for ever

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Tra tutti i mondi possibili


Oggi sarò a modo mio BANALE e SCONTATA.

Tra tutti i mondi possibili, mi ritrovo come ?Caterina che va in città? a chiedermi quale sia l?universo ideale, se quello tutto lustrini, superficialità, apparenza, pulizia dei locali frequentati dai FIGHETTI o quello trasandato, seppure intellettuale, profondo ma anche controverso dei FRICHETTONI incalliti.
Non sono solita classificare, o incasellare me, e le persone che frequento, in ambiti specifici, anzi, sono una (ahimè) piuttosto QUALUNQUISTA, che pensa moderatamente agli affari suoi e che porta avanti i suoi ?credo? in maniera personale e riservata. Sono anche piuttosto ?cresciuta? per far parte di CLAN, GRUPPI o BRANCHI di persone che mirano a frequentare certi ambienti perché fa tendenza o giù di lì (per quanto in passato possa aver creduto di battere terreni sulla cresta dell?onda).
Vesto in maniera spontanea, cioè a parte i colori, che per me sono fondamentali (perché come insegna OLGA, uno come si veste è? o si sente) non mi fregio di simboli o mi cingo di emblemi di questa o quella fazione, anzi! Ho un look naturale, ma anche ricercato se vogliamo, fatto di dettagli per me importanti che agli occhi altrui possono sembrare alquanto banali o ordinari.

Tuttavia, osservo, mi guardo in giro e mi rendo conto che fuori c?è tutto un mondo da scoprire, fatto di esseri umani che vivono in funzione di questo o quell??abito?, che si accodano a correnti pseudo-intellettuali o astratte, senza averne coscienza. O forse ce l’hanno e sono io che non me ne accorgo.
L?importante è non stare soli. L?importante è contare per qualcuno. Senza avere idee proprie, senza dire niente di diverso rispetto al proprio compagno di bevute.
Il fatto è che stando spesso a casa, o in ambienti pressoché asettici, dove le cose importanti sono ben altre che quelle materiali, ci si dimentica della realtà.
La concretezza è ben altra cosa.
Fuggo da tutto questo? Eppure mi interessa moltissimo avere dimestichezza con la fauna mondiale.
Posso, anzi, affermare che frequento più la strada. La strada è più vera?
Non lo so, comunque da oggi voglio passare più tempo tra i locali, per osservare e studiare i ?tipi? da strada.

Riferimenti: mio sito

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Che male c’è ad essere infantili?
Una volta, quando il tempo e le stagioni sembravano immutabili, una generazione veniva valutata su una trentina d’anni, ma ormai tutto è rimesso in questione.
Le cose della vita sono in fondo più semplici di quello che sembri: basta che le si consideri con un minimo di humour e distacco, senza troppo ingombrarsi di intenti conclamati.
Come ritrovarsi in questo guazzabuglio?
Io vado avanti per la mia strada. Coi miei difetti e i miei affetti.
Egocentrismo, superficialità, disattenzione.
Cosa vuol dire essere GRANDI, ADULTI?

Osservo, continuo ad osservare.
Ma per guardare tutti tuttissimi bisogna avere cento, mille occhi, e quindi almeno cinquecento teste… ma allora sarei solo un mostro e vivrei sola soletta sotto le case e magari guarderei dai tombini o dal gabinetto?
Magari qualche volta uscirei anche sulla strada e dovrei mettere un cappello enorme per coprire tutti gli occhi, quindi se vedete un individuo sospetto con un cappello grossissimo, state attenti a fare i buoni in quel momento!

Dovrei fare la pipì, come al solito, ma adesso ho paura di guardare nel gabinetto?

L’illustrazione è di un mio amico, lo svizzero Albin Christen.

Riferimenti: ciao giorgi

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Libri sul comodino


Oggi ho fatto un piccolo giochino (che potete fare anche voi) di patch-work con i titoli dei libri che ho acquistato ultimamente e che ancora, purtroppo, non ho avuto il tempo di leggere. Un po? troppi mi sembra?
Ad ogni modo. È venuto fuori un piccolo testo pseudo-poetico che vi propongo.

Sophie Kinsella: SAI TENERE UN SEGRETO?
David Trueba: QUATTRO AMICI
Zoe Jenny: UNA VITA VELOCE
Gil McNail: L?UNICO RAGAZZO PER ME
Lewis Carroll: MATTO PER LE BAMBINE
Patrick Suskind: IL PROFUMO
John O?Farrel: QUESTA E? LA TUA VITA
Laura Zigman: LEI
Lorenzo Licalzi: IO NO
Igor Man: GLI ULTIMI CINQUE MINUTI
Sulayman Fayyad: VOCI
SandoR Marai: LE BRACI
Matilde Lucchini: C?E? UNA LETTERA PER TE
Banana Yoshimoto: PRESAGIO TRISTE
David Lodge: PANNI SPORCHI
Hanif Kureishi: OTTO BRACCIA PER ABBRACCIARTI

FUORI SCHEMA POETICO:
Lauren Weisberger: IL DIAVOLO VESTE PRADA
Ottavio Cappellani: CHI E? LOU SCIORTINO?
J. T. Leroy: LA FINE DI HAROLD

Nell?immagine: io che preparo i miei ultimi lavoretti per la mostra?

Riferimenti: se vuoi conoscere….me

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Scommetto che ?tra voi esseri umani? sono pochi quelli che non desiderano di essere strapazzati di coccole.
È un classico, per esempio, che alla vista di un cucciolo di cagnetto o micino ci si sciolga, si esploda di tenerezza tanto da riversare sul loro corpicino tutte le nostre affettuose carezze. (Naturalmente non parlo di quei gatti smagriti e litigiosi, che soffiano intorno alla spazzatura).
Succede anche a me. Ma perchè mi succede più con gli animaletti pelosi piuttosto che con il GENERE UMANO?

Che gran difetto. Tra tanta gente che conosco, credo di essere l?unica che non cerca l?abbraccio, che non esterna il desiderio di essere stretta forte forte. Da chiunque, intendo, non dalla persona con cui sono più in intimità. Che c?è di male infatti a voler trasmettere calore a chi ti sta vicino?
Eppure dovrebbe essere una cosa normale. Mica siamo obbligati ad ?andare a letto? con tutti quelli che allungano una mano verso di noi. Questo lo so, anche se qualcuno teme questo. Che le persone vogliano qualcosa da noi, che vogliano portarci via l?anima, o succhiarci tutta l?energia che abbiamo in corpo. Paura di perdere la propria integrità morale?
Non rifuggo questi atteggiamenti per difendermi dagli attacchi di uomini o donne, e mantengo le stesse distanze sia dai maschietti sia dalle femminucce. Solo per orgoglio, forse, o per paura di chissà cosa. Pensate che se qualcuno spontaneamente cerca il contatto fisico, mi commuovo subito (più o meno subito), per ritrarmi nell?immediato.
E così, fredda e impassibile, mantengo le distanze da tutti, sebbene apparentemente do molta confidenza anche agli sconosciuti.
A volte invidio quelle amiche che apertamente ti si avvicinano, ti tengono per mano, o ti massaggiano piacevolmente la schiena. Vorrei riuscire a farlo pure io.
Mah, l?importante è avere coscienza dei propri limiti.

Ognuno in fondo, è come è.

Riferimenti: giorgi

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