Ottobre 2004

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Brutta storia beccare il diario segreto del tuo LUI/LEI.
La sua vita diventa tua, anche più di quello che vorresti.

Curiosando nel suo PC apri il file sbagliato e piano piano scopri tutti i suoi segreti. C’è scritto un nome, non è il tuo.

Che delusione! Che tristezza.
Pensavi di essere l’unico/a nei suoi pensieri. Non è così.
D’altra parte la tua immaginazione non comprende anche la possibilità di incrociare altri sguardi?

Ci sono cose che custodiamo nel profondo del cuore e che non riusciamo ben bene a dire nemmeno a noi stessi. Alle volte emergono solo in circostanze eccezionali, quasi casualmente. Dunque non prendiamocela con LUI/LEI, da questo punto di vista siamo tutti uguali.

Capita di avere dei segreti che fanno parte di noi e che contribuiscono a formare l?idea che di noi stessi abbiamo.
I segreti sono un qualcosa che può contribuire sia alla formazione della nostra personalità sia alla sua disgregazione.
E? bello scoprire un amico immaginario, tutto nostro, a cui rivolgersi nei momenti importanti e che sicuramente non ci tradirà mai.

Ma…raccontate la vostra esperienza…

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44 gatti


ah, volevo solo farvi vedere i miei nuovi gattini-portachiavi!!!

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Stop agli acquisti ?supermarkettiani?


Dovete sapere che da molti anni, ogni santo giorno, vengo spedita da mia mamma a fare la spesa!

Così per comodità, per trovare tutto quello che occorre in un posto solo spesso vado al supermarket: Auchan, Conad, IperPan e Iperstanda (chi più ne ha più ne metta) le mie solite mete. Si crede di risparmiare?ma spesso la qualità non è ottima soprattutto della frutta e verdura.

Ora però? ho deciso che è molto più divertente parcheggiare la macchina in centro e girare per i quartieri storici (Stampace e Marina principalmente) a cercare le botteghe più caratteristiche e interessanti. Panificio, salumeria, frutta e verdura, alimentari, drogheria, enoteca.

Oggi per esempio sono stata alla Bottega di Sucania, che tratta solo prodotti del Mercato Equo e Solidale. Ci lavora una volta alla settimana la mia amica Sara.
Certo a volte i prezzi sono leggermente più salati, ma la qualità è assicurata.

Vi consiglio di passare a questo tipo di acquisto?si impiega più tempo, si spende un po? di più? ma, a mio avviso, ci si diverte di più.

Chiaramente la tappa al bar per la colazione non può mancare.

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Stanca ma felice


Non confusa e felice?ma stanca e felice. Strano ma vero!
Oggi ho finito di lavorare ad una mostra di una scultrice. Nonostante sia domenica, come le scorse tre domeniche ho lavorato. Niente di particolarmente impegnativo.
Sorridere, dire ?Buongiorno?, ?Buonasera?, ?Se ha bisogno che le illustri la mostra sono a disposizione??

Forse un po? noioso. La noia mi stanca più di qualsiasi lavoro manuale pesante. Niente in confronto al vuoto dei prossimi giorni.
Eppure oggi sono felice?

Ieri ho passato una bella serata in compagnia di vari amichetti?vecchi vecchi, quasi vecchi e nuovi.
In ordine di anzianità: Simo, Sara, Niko, MARTA (lo scrivo in grande perché è ricomparsa fra noi? finalmente), Giorgio, Laura, Enrico, Luca, Giovanni, Silvia (che è amica quasi nuova), e poi sorpresona: Navia, Bakis e Sistersuzie.
Sushi, basmati con lenticchie e patate, Cheese Cake e Saker.
Vino vino, birra birra.
Tante foto.

Rientro alle due, stamane sveglia alle 9.
Eppure nonostante la stanchezza (ora dovrei riposare un po? anziché scribacchiare) ho voglia di fare.

Oggi dopo essere andata a dare una mano al dis-allestimento della mostra sono passata al mercatino in Viale Trento.
Super acquisti: scatola di latta rettangolare, scarpe con gli occhi (ve le ricordate le scarpe scamosciate anni ?70 con le aperture a occhiello sul davanti) o Topolino, cipolla piccola (orologino da taschino naturalmente).
Ospiti a pranzo. Si parla di arte e mostre?
Che bella domenica.

E il bello è che a volte mi accontento di poco.

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La gabbia d’oro


Mi sento in gabbia.

Speriamo di ruscire presto a volare…
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Finora non ho scritto niente


Tante opinioni quanti gli uomini sulla Terra. Tanti pensieri per ogni persona.
Moltiplichiamo le parole per duemila anni di storia?

Io non sono una opinionista.
Non commento i fatti che accadono nel Mondo, non commento (o commento poco) le vite, giuste o sbagliate, delle persone che mi stanno accanto quotidianamente.
Ma penso tante cose. Ho idee e formulo pareri su tutto. Giudico tutto e tutti.
Solo non mi va di condividere con voi le mie interpretazioni. Tutto qui.
Sono sempre stata una con l?EGO a mille, correggetemi se sbaglio, voi che vi ?impicciate? leggendo fra le righe del mio blog. Qui non troverete altro all?infuori di me.

La mia mente produce mostri. Ma questi mostri non voglio farveli conoscere.
A volte mi sembra di impazzire per tutto quello che mi succede in testa!
Oh, tutti sono pazzi. Ma alcune persone riescono a fare cose interessanti con la loro pazzia.
I bravi ragazzi non riescono mai a fare nulla! Chissà perché.

Comunque sin da piccola ho avuto difficoltà a frenare la mia voglia di fare e di farmi notare.
Mi ricordo che ossessionavo uno dei miei primi ragazzi dicendogli:
?Tu non sai fare questo, non sai fare quest?altro??
Tentavo di fargli notare così, ciò che ero in grado di produrre: suoni, immagini, danze, musica.
Ma pochi pensieri, poche parole uscivano dalla mia bocca.
Per questo, spesso, lui preferiva ?altre? a me! Altre, si. Mi capitava di doverlo condividere con altre più loquaci di me. Ahimè. Che adolescenza del cavolo!
Sorvoliamo.

Io comunque ho sempre continuato a coltivare i miei talenti. L?immaginazione è come un fuoco, deve essere alimentato, sorvegliato. Disegno e canto per perdermi. Se non mi perdo, come faccio a realizzare qualcosa? Vivo nel mondo e poi nella memoria e nell?immaginazione.
Faccio tutto questo per tenere alla larga la marea crescente della noia.

Dunque, o voi che entrate, non sperate di trovare altro che ?pagine e pagine di me? allo stato puro.

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Déjà vu o reincarnazione?


Stanotte ho sognato che mi rubavano l?auto. La mattina mi svegliavo e, dopo un doccia veloce e una attenta vestizione, mi dirigevo nel cortile condominiale? e la macchina non c?era più.
Non solo. Avevo dimenticato il cellulare proprio lì dentro. Di colpo mi ritrovavo senza due cose preziosissime: mezzo di comunicazione e trasporto.

Più che di un sogno, ragionandoci bene, si è trattato di un incubo.

Mi hanno svegliato i tuoni.
Ora c?è di nuovo il sole. La sensazione di sconforto però è rimasta. Come se mi avessero davvero rubato la macchina.

Spesso mi capita, come a molta gente immagino, di vivere sensazioni già vissute e di incontrare persone che mi pare di aver già conosciuto in precedenza tanto si è in sintonia.
Basta uno sguardo per capirsi. Ma che strano.
Non credo di avere doti soprannaturali, ma credo che in ogni vita ci si incontri nuovamente, fino alla fine del mondo.

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È ora di tirare le somme. Sono ?quasi? grande e ancora non ho niente di mio.

Devo metter un? inserzione per una casa in cui non voglio più abitare?
Uso così le parole che intitolano una raccolta di racconti da Bohumil Hrabal, uno scrittore praghese che ha fatto della casa la metafora di una città governata dalla follia, diventata per estensione, immagine dell?esistenza grottesca di inquilini-abitanti di un mondo surreale.
Le mura domestiche, sappiamo, sono il luogo deputato a rivelare il lato intimo e nascosto di una società dai comportamenti contraddittori, che vive sempre più conflittualmente il rapporto tra pubblico e privato. La casa diventa, dunque, specchio moltiplicato di un continuo presente.

Io non ho una casa, però. Al massimo una stanza.
E ne sono veramente stufa marcia.

Voglio un appartamento mio mio.
Con le pareti rosse e verdi.
Divani bianco latte, lampade da pavimento, stoviglie di plastica colorata. Una cucina grande grande con fornelli di metallo satinato e frutta su cestelli sospesi, che vengon giù dal soffitto. Quadri, quadri, quadri. Tappeti in tinta unita, frigorifero vintage con calamite allegate, piantine grasse qui e là. E poi i diffusori per il deodorino alla vaniglia o al muschio bianco.
Un letto giapponese, una stanza-biblioteca piena di libri e fotografie in bianco e nero.
Stranianti cromatismi.

Nel limitato perimetro di una stanza si possono nascondere e consumare intere esistenze. La mia esistenza, segretamente relegata dietro una porta, ha bisogno di spazio.

Ma per ora non mi posso permettere neanche un misero (che poi per miseri non è) affitto. Uffaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

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Racconto semi-breve


Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

L?unico diverso da me che vorrei essere sei tu.
Sono qui da due settimane. Si, è più di un anno che non mi faccio viva, ma prima non mi è stato possibile. Alle otto, sarò a casa tua. Suonerò il clacson tre volte.
Le coppie, a volte, hanno buoni motivi per non parlare. Ma noi non siamo una coppia. Non lo siamo mai stati. Amici si.

Ho impiegato un?ora per prepararmi a questo incontro. Ho indossato una maglia verde erba e la gonna con le pieghe solo davanti. Quella color topo. In effetti non sono tanto sicura che esista il color topo. Diciamo color topo tendente al marrone. Le scarpe, quelle vintage che sembrano di mia nonna e un filo di perle al collo. Insomma mi sento una vera signorina.
Insolito. Quando io e te uscivamo insieme al gruppo di amici sembravo tutto fuorché una signorina. Portavo sempre jeans o pantaloni larghi e scarpe sportive, magliette a righe e giacche coloratissime.
Mi riconoscerà così conciata?
I nostri amici hanno sempre dato per scontato che fossimo quasi una persona sola tanto ci somigliamo. Al contrario avevamo sempre degli amanti o dei fidanzati da sfoggiare regolarmente alla comitiva di turno.

È passato un lungo anno e ho come l?impressione che mi tremino le mani.
?Stai tranquilla Rebecca? penso fra me e me ?dopotutto non si tratta di un estraneo, o di un primo appuntamento?.
Appunto.
Sono agitatissima. Mentre svolto all?incrocio evito un motorino che mi taglia la strada. Cerco di non farmi prendere dal panico. Difficile.
L?autoradio si spegne in continuazione. Si tratta del cavo di alimentazione, devo farla controllare. Io il silenzio in auto proprio non lo sopporto. Sento la velocità e il disordine dei miei pensieri. E in questo momento sono così su di giri che mi sembra di impazzire. La radio riprende a suonare, trasmettono Breve amore cantata da Mina.

L?appartamento di Gabriel si trova in una zona della città alta, un po? bohémienne.
Ecco, sono sotto casa tua. Strisce di luce proveniente dal lampione sull?altro lato della strada creano degli strani riflessi sul parabrezza. Prima di farti sapere che sono qui, guardo la mia immagine riflessa nello specchietto retrovisore. Voglio fare bella figura.

Al suono del clacson scosti la tenda del tuo studio. Scendi entro cinque minuti. Guardando di nuovo in alto verso la finestra mi accorgo che la luce del tuo studio è rimasta accesa. Forse il gatto si sente solo altrimenti. In strada qualcuno alza la voce. Apri la portiera dell?auto ed entri.

Che ci faccio qui con te?
Gabriel desidera quello che ho io e vuole essere come me. Perché ho accettato di incontrarlo?
Era un suo desiderio da tanto tempo. Non ho potuto dirgli di no. Devo essere innamorata di lui.

Si avvicina mi stampa un bel bacio in fronte.

?Allora. Come stai??
Non c?è dubbio che io abbia un?avversione per le persone che mi chiedono come sto.
Non lo so come sto. Ti piace come risposta?

?Ehm, bene grazie e tu??
?Mi sposo il mese prossimo?.

Quando hai preso questa decisione? Quando pensavi di dirmelo? Quest?idea è troppo crudele e sovversiva per i miei gusti. Penso a tutte le persone libere che conosco. Cos?è che mi trattiene dall?andarmene?
Sono curiosa, cavolo. Immediatamente ho provato un senso di sconforto. Eppure ti ho sempre incoraggiato a frequentare altre donne, a farmi raccontare di loro. Mi accorgo che riesco a malapena a sopportare quello che ho appena sentito uscire dalla tua bocca.
Fra pochi minuti mi sveglierò e non sarà stato altro che un sogno.

?Sei felice?? chiedo.

Non mi risponde. Mantiene il suo aplomb, in silenzio.
Metto in moto, accendo lo stereo. Stasera solo musica italiana, T?aspetterò di Bruno Martino.
Sono venuta per parlarti e invece stiamo tutto il tempo in silenzio. È vero che se ti trattieni non succede nulla di interessante. Devi trovare la giusta distanza dalle persone.
Ma chi se lo aspettava.
Gabriel si sposa.

Siamo di nuovo sotto casa tua.
A volte anche nelle relazioni che funzionano da tanti anni vengono ala luce parti delle persone mai scoperte prima. Dopotutto col passare del tempo le relazioni diventano meno appassionate.
Non verrò al tuo matrimonio.
Passeranno altri cinque o sei anni.
Poi mi chiamerai.

?Rebecca, ho bisogno di te!?
Ci siamo scelti fra tutte le possibili persone del mondo.
Il tempo con noi non è tiranno.

Gabriel si sposa. Spero lo farà anche con me un giorno.
L?unico diverso da me che vorrei essere sei tu.

breve nota per i lettori
Purtroppo ho scoperto che se pubblico il post anche nella pagina principale possono commentare solo le persone che lasciano nome e cognome..immagino che per qualcuno possa essere un problema. ho cancellato, dunque il precedente post con lo stesso racconto.

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Sonno profondo


Capita a coloro che frequentandosi spesso non si avvedono dei cambiamenti operati in loro dal tempo?

A volte incontro persone che non vedo da molto che mi dicono: ?Ti ricordi quella volta???
E io: ?No? boh non mi ricordo?.
Perdo spesso la memoria. Che malattia avrò?
Ho la tendenza a perdere coscienza dello spazio e del tempo che scorre inesorabile. Forse ho rimosso per non soffrire.

E allora, sdraiato sul tuo letto, cominci a ripensare agli episodi evocati, sforzandoti di ripescare immagini perse in quali cassettini cerebrali. Nel dimenticatoio.

Pensi a quanto tempo è trascorso dall?ultima volta che sei rimasto solo in compagnia di te stesso come in questo momento, in silenzio e senza maschere. In tutto questo tempo hai vissuto alla rinfusa, hai visto, hai sentito, parlato e riso tanto, e adesso è come se tu non avessi fatto nulla; tutte queste esperienze si estraniano e si distaccano da te, mentre speri che il cielo blu della tua infanzia, le immagini dimenticate e le voci delle persone lontane si facciano terribilmente vive e vicine.

Non serve a nulla girarsi e rigirarsi, alzarsi e stendersi di nuovo. Sei in uno di quei momenti in cui non riesci assolutamente a sfuggire da te stesso. I pensieri, i moti dell?animo e della memoria si impossessano di te e non c?è nessuno insieme a te che ti permetta di metterli a tacere, come facevi un tempo. Chi non ha mai voltato le spalle, con alterigia e caparbietà, alla felicità che gli era destinata.

Il sonno è uno dei doni più preziosi della natura, un amico e un rifugio, un seduttore e un sottile consolatore.

Ecco l?incipit di un racconto che vorrei scrivere:

?L?unico diverso da me che vorrei essere sei tu.
Sono qui da due settimane. Si, è più di un anno che non mi faccio viva, ma prima non mi è stato possibile. Alle otto, sarò a casa tua. Suonerò il clacson tre volte??
(continua forse)

L’illustrazione è di Frederique Bertrand

Riferimenti: The Jobook

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