Settembre 2004

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Silenzio


Aaaah, che bello. Sono sola!

Cioè, sono usciti tutti. Sono sola a casa.
Mia mamma e mio babbo sono al coro. Mio fratello in giro con la pivella.
E io, dopo aver fatto una bella corsetta, ho fatto una doccia, telefonatine varie, acceso la TV.
Adesso mi preparo qualcosina da mangiare.
DEVO MANGIARE MENO! Comunque.

La Cicca-Strikki, mia mia, non c?è, non posso più fare le vocine: STRIKKKIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII.

Simone esce con Giorgio e Maurizio che oggi compie 36 anni.
Come al solito mi chiama e mi dice:
?Ciccia? io esco poco poco!?

Si si, poi torna alle 3.00.

Boh!

Cercherò di godermi questi momenti di solitudine casalinga.


Che post futile!!!

Riferimenti: THEJOBOOK

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Strikki


Oggi vi devo parlare di una cosa che mi fa stare male.
Strikki, purtroppo, non c?è più. Dopo 11 anni, un?ischemia improvvisa. Paralizzata, nessuna mobilità alle gambe posteriori. Infine oggi, una piaga profonda? il veterinario decide che non per lei non c?è più niente da fare.

Non occuperà più i soliti posti dove passava gran parte delle sue ore:
il divano, il mio letto, il bidet?

Il nostro gatto non è mai stato un gatto normale: occhioni grandi grandi, i denti più aguzzi di quelli di un cane, carattere poco socievole. Era solita lavarsi dentro il bidet ogni mattina.
Ma i gatti non odiano l?acqua?

Voglio ricordarla così.
Ciao Cicca. Mi mancherai tanto.
Riferimenti: jobook

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Nanna


In quante case del mondo di pomeriggio si fa la nanna?

Certamente in casa di Simone…

Eccolo là. Posizione fecale, mascherina sugli occhi. Quello dorme anche con la luce e la tv accesa. Anzi meglio se con il PHON acceso… si, l’asciugacapelli. Dice che il rumore gli concilia il sonno…boh. La gente è proprio strana.
Quando cammino per strada o guido l’auto, spesso mi guardo intorno e penso a quanti appartamenti ci sono in giro, abitati da chissà quante migliaia di persone..
E allora mi immagino le strane abitudini di ignoti inquilini di appartamenti inscatolati uno sopra l’altro: impiegati, studenti e sfaccendati, distinti professionisti e casalinghe che rientrano con le sporte della spesa.

Gente che prepara il pranzo, che si fa la doccia, che urla, che si lava i denti, che “fa bambini”, che gira FILM PORNO!!!

Qui c’è silenzio. Fuori c’è il sole, dopo la grandine di ieri.

Simone dorme ancora.
Piccolo!
Riferimenti: Jobook

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L?altro se stesso sognato


Confido nell?esorcismo della scrittura? come Andrè Breton e i membri della tribù surrealista.

Qualcuno mi ha chiesto, in maniera molto diretta, come mai ho deciso di pubblicare alcune mie foto sul blog. Ebbene, non c?è un vero motivo. Non ho tentato di nascondere come sono in realtà (cioè chi sono, che posti frequento, come mi chiamo, bla bla bla); parlo di me in queste pagine con una certa aderenza al vero. C?è niente di male! E poi io sarei curiosa di sapere come sono fatta? leggendomi, così come mi incuriosisce spesso sapere come sono le persone con cui mi relaziono, seppur superficialmente, on line.
Fondamentalmente non ho niente da nascondere? e comunque i segreti restano segreti nel mio intimo. Non devo scoprirmi per forza, anzi? chi legge Giorgi, probabilmente non ha la minima idea di chi sia Giorgi veramente.
Come avrete capito ci tengo a mostrare agli altri solo il volto dell?allegria, cioè un certo ottimismo, che dimostro anche nella vita di tutti i giorni. Questo mi aiuta a sostenere lo scorrere del tempo. Mi piace ridere, costruire, sognare e anche analizzare la realtà. Mangiar bene, bevendo buoni vini, sotto il segno dell?umorismo e della risata.
In questo stesso modo scrivo, con la matita in mano, proprio come io vorrei che i miei amici mi leggessero, cioè senza nessuna compiacenza.

Premetto che non considero affatto un amico chi passa di quà a leggere ogni tanto ciò che scrivo. L?amicizia per me è tutt?altro che una questione spendibile virtualmente. Ci vuole un po? di contatto? Affinità, complicità, temperamenti che si compiacciono di incontrarsi.
Mi piace imbattermi e incrociare gli sguardi delle persone con cui stringo rapporti interpersonali.

Nonostante ciò è piacevole scambiare delle chiacchiere virtuali?sennò non aspetterei i commenti dei ?passanti?.

Quanto alle amicizie vere (sebbene non abbia molti amici) penso che:

Il tempo sia il migliore costruttore dell?amicizia. È vero, i percorsi si separano e poi si incrociano di nuovo.
L?amicizia, se riposa su solide basi, può permettersi di accettare parentesi di ogni genere che non significano affatto l?oblio o il rifiuto.

Riferimenti: Jobook

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Desperado


L?altra sera, sabato per l?esattezza, sono stata a Terralba (vicino ad Oristano) per parlare della mia miserrima attività di illustratrice. Non ero sola. Con me Michele Medda (uno degli ideatori e sceneggiatori di Nathan Never) e alcuni disegnatori Disney (Silvio Camboni, Bruno Olivieri e Marco Meloni).

Io ho viaggiato in macchina con IGNAZIO e URSULA, i miei amichetti grafici che hanno una casetta tutta nuova? troppo bellina (IGNA se leggi questo post ora sei obbligato a lasciare un commento).

A fine convegno l?Amministrazione comunale ci ha invitati a cena. Arrivati al ristorante (dove per altro ci hanno dato un sacco da mangiare) la nostra attenzione è stata catturata da queste scritte?
Dovete capirmi?non potevo che prendere a cuore la causa di questo povero disgraziato che ha ridotto in questo modo i muri del paese?

Caro graffit man
Siamo dalla tua parte.
RESISTI!!!

Riferimenti: jobook

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Per il fine settimana vi propongo la ri-lettura (o lettura) di vecchi post:

Il mio rapporto con gli altri

Collage

Commentate…però

e vi propongo la domanda che HOLDEN CAULFIELD ha fatto ai suoi lettori nel suo BLOG

e cioè….

PERCHè LEGGETE IL MIO BLOG???

buon fine settimana
Riferimenti: jobook

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Stupide attese


Aspettare?aspettare?aspettare?

Aspettare l?autobus

Una donna alla fermata
dal cappotto troppo stretto
ogni tanto un bambino le scappa di mano
così per farlo stare buono
sussurra qualcosa dietro la mano

Aspettare l?inverno

Aspettare lo squillo del telefono

Aspettare? Aspettare?

Aspettare una spiegazione

Aspettare un invito

Aspettare la fine del mese

Aspettare che si carichi la pagina del sito di Jobook.

Aspetta!

Aspettare?

Trepida attesa

Waiting
Patience is a virtue

Conoscete Lalli ?

Riferimenti: chi è LALLI

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Kinder sorpresa


Oggi sono andata a correre. Stop.

Posso però raccontarvi cosa ho fatto il 13 settembre degli scorsi anni.

Cosa ho fatto due anni fa a quest?ora:
sono andata al cinema a vedere MAGDALENE.
Ma prima ero andata a correre.

Cosa ho fatto l?anno scorso a quest?ora:
era sabato e facevo il conto alla rovescia.
Meno tre?
Attaccavo un?immagine di Nick Drake sulla mia Moleskine e appuntavo: SABATO BRUTTO!
In effetti?

Il ?meno tre? indicava i giorni che mancavano alla partenza di Simone ad Alicante, in España.

Si, cioè Simone a maggio aveva fatto domanda per la borsa Erasmus e l?aveva vinta. Dopo un?estate di fatta di attese e malumori, il 16 settembre 2003 partiva per NOVE mesi (questo era, ahimè, il programma) al di là del Mediterraneo, nella terra dei nostri conquistatori. Un Vicerè cagliaritano, Juan Coloma, era di Alicante.

Come al solito ho rimosso dalla mia memoria le vere sensazioni provate. Un misto di nervoso, invidia, fastidio, tristezza e arrendevolezza.
Ero certa che la cosa si sarebbe conclusa lì. Lui partiva? non l?avrei visto per chissà quanto tempo, e ciò avrebbe determinato la rottura definitiva.

Oh, io non ci riesco come Lilly, o altri/e che conosco, a stare un anno senza vedere la persona con cui sto?solo telefono, telefono, telefono? tutto virtuale?noooooo!
E comunque.
Simone parte.

Buio.

Però c?è una sorpresa!!!

Il 18 taglio i capelli corti corti.

Il 22 compro il portatile, sulla quale tastiera digito i miei post? il computer di casa era rotto, e non potevo comunicare con Simo?disperazione!

Il 24 Sara compie gli anni.

Il 26? Simone rientra definitivamente a casa.
A Cagliari si, avete capito bene!

Il giorno in cui è rientrato non mi aveva avvisato. Lui arrivava all?aereoporto e io andavo in un paese del nord Sardegna a cantare ad un concerto. Quel giorno non ci siamo incontrati. Insomma non si sentiva di stare? e dice di non essersi pentito.

Che bella sorpresa mi ha fatto!!!

l’illustrazione è di Barbara Lipp

Riferimenti: jobook in Spain

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Giorgipalla mette gli occhiali e parla


Qualcuno mi domanda cos’è l’arte. Rispondo anche se risulterò ai più noiosissima?

Mi ricollego dunque al discorso sulla bellezza postato qualche giorno fa.

Forse potremmo dire che è sbagliato definire che cos’è bello e che cos’è brutto. Qualche cosa che è brutto di per sé, ovverosia che è sgraziato, che è sformarto, che non ha armonia, può avere in sé una tale ricchezza di pensiero, di sentimenti, può suscitare in noi una così grande capacità di riconoscimento da non essere più brutto, da diventare bellissimo, anche se le sue forme non sono armoniche, anche se le sue forme sono sgraziate. Il brutto può avere in sé molta bellezza. Però c’è la bellezza morale. Cioè una persona può non avere le proporzioni giuste, ma può essere – spesso accade – bella, può avere invece le fattezze di una diva e avere invece una dimensione di comportamento, oltre che di atteggiamento di carattere etico, che non fa di essa una persona bella.

Il brutto in realtà è nato, perché per molto tempo ha dominato, anche all’interno dell’estetica, un’idea statica ed astratta di bello, riferita a criteri dogmatici e normativi: armonia, proporzione, perfezione, una forma che non avesse sbavature. Il contrario di questa forma perfetta, priva di sbavature, era brutto ed era un disvalore.

Ho deciso però di non scegliere la bellezza come ideale, piuttosto la bruttezza votando per i bruttini stagionati. La mia cattiveria, però, non mi permette di considerare bello tutto ciò che vedo, o meglio tutti gli oggetti prodotti dall?uomo?

L’arte è espressività. Ma che significa esprimere? Far provare a chi guarda un’opera d’arte qualcosa, di trasmettere attraverso l?opera quel che sente l’artista allo spettatore. Per me è comunicare. Ma comunicare che cosa significa realmente? “Comunicare” significa inviare, trasmettere, trasferire, far conoscere. Più semplicemente possiamo affermare che “comunicare” significa “trasmettere”. Chi comunica è una “fonte di trasmissione” e chi riceve è il “destinatario”.

Tuttavia gli artisti sono tanti, o meglio i sedicenti artisti sono tanti. Quelli che meritano questo appellativo sono sicuramente molto pochi. È sempre più difficile per un artista riuscire a capire quelli che sono i valori di riferimento, perché non c’è più il committente che ti dice quello che è necessario fare per essere graditi. È molto più difficile invece oggi per un artista sapere quello che può incontrare il pubblico. Anche perché forse sono diventati troppi gli artisti. Ma, d’altra parte, questa è la società delle immagini. Si sono moltiplicate le immagini – la televisione, i media, la pubblicità – e dunque è normale che aumentino gli artisti all’interno di una società.

Forse questo ci induce proprio a meditare su come stia cambiando il concetto di bello e come il concetto di bello sia un concetto che è sempre, necessariamente, cambiato, mutato nel corso del tempo. Bello forse è ciò che riesce a farci pensare, a partire da un sentimento. E anche la dimensione del brutto riesce ad aiutarci a provare questa sorta di strane emozioni, a partire dal quale noi proviamo questo qualche cosa che poi si chiama bello.

Se non ci fosse questo sentimento soggettivo, questa sensazione originaria, non potrebbe esserci alcun giudizio di bello o di brutto. L?interessante dei discorsi sul bello e sul brutto, che c’è un ineliminabile momento soggettivo da fare dialogare con l’opera, bella o brutta che sia, a seconda proprio del nostro giudizio. Se il bello è un qualcosa di imposto dall’esterno – dalla moda, dalla pubblicità, naturalmente anche dalla televisione – finisce per essere un momento di massificazione, di uguaglianza imposta dall’alto e non un momento in cui viene fuori ciò che l’individuo è.

Il bello naturale ha sicuramente un elemento di maggiore immediatezza rispetto al bello artistico, che richiede delle mediazioni di carattere culturale, che invece non sempre sono necessarie di fronte al bello naturale. Forse potremmo dire, ma non è naturalmente una risposta definitiva, che l’artista tanto è più bravo quanto più riesce a darci un’emozione viva e vivace, un’immediatezza di emozione che ci può ricordare l’emozione della bellezza naturale.

L’arte è appunto la capacità di raccogliere in un unico oggetto tutta questa varietà simbolica che ci fa pensare, emozionare, soffrire, gioire. Forse questo è il simbolo e il significato simbolico della bellezza.
Naturalmente ogni epoca ha avuto i suoi canoni. La bellezza maschile e femminile, per esempio, è cambiata nel corso del tempo. Non esiste un’unica definizione di bellezza. Un’opera può emozionarci semplicemente perché ricordiamo qualche cosa della nostra vita, del nostro passato o del nostro presente. Qualche cosa che invece ci comunica, al di là della nostra sfera di sentimenti soggettivi, cioè qualche cosa che possiamo comunicare agli altri senza farne perdere la verità all’oggetto, allora è qualche cosa che diventa oggettivo. D’altra parte le opere d’arte sono oggettive, però sono oggetti che sono qui per noi. Nessuno potrà costringere qualcuno ad amare qualcos’altro. Soltanto quando tutti si rendono conto di amarlo, allora diventa un elemento oggettivo all’interno della soggettività del giudizio.

Forse gli artisti oggi vivono proprio questo momento di crisi, cioè non riescono ad individuare quelli che sono i sentimenti, le emozioni, i contenuti di verità, che vi sono all’interno della società, della cultura e della storia. Perché l’arte è diventata concettuale, un tempo l’arte si rivolgeva molto più ai sentimenti formali, cioè legati alla forma. Adesso che non c’è più un riferimento diretto alla forma, è evidente che c’è riferimento a dei concetti, a dei pensieri. Le linee astratte si riferiscono ovviamente a dei pensieri. Dunque è più difficile arrivare al sentimento, quindi, come dicevamo prima, all’espressività, a partire da pensieri.

Ma allora nell’arte astratta, cos’è che distingue il capolavoro, l’opera d’arte, quella di valore inestimabile, dallo scarabocchio, da qualcosa che al pubblico non può comunicare niente, perché troppo intrisa di lirismo, perché tesa diciamo ad esprimere sentimenti, che sono talmente personali, da non poter essere condivisi da un pubblico ampio?

Riferimenti: Jobook è bello

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Ci vorrebbe una bella frase ad affetto


? si, di quelle che togli il fiato alla gente?Tacchete!
Così ad effetto?

Sono più sollevata rispetto agli scorsi giorni? EQUILIBRIO RITORNA da me?
Basta poco, basta dirlo e il gioco è fatto.
Meno male.

Oggi vorrei parlare di ESTETICA ed EDONISMO?

Conosco persone così all?antica che credono ancora che la bellezza sia tutto. La bellezza esteriore: l?altezza, il colore degli occhi e dei capelli, la magrezza? sono le componenti che rendono un uomo o una donna eccezionali.

Solo così si acquista dignità: essere guardati o considerati notevoli è un gran pregio?si evita di sentirsi inadeguati?e insignificanti soprattutto in mezzo ad altri alti, belli, biondi con figli altrettanto appariscenti.

A parte la banalità della proposta (occhi azzurri, capelli biondi?etc), dico io, dove lo mettiamo il fascino dell?occhiale, la pancetta (quelli un po? sovrappeso sono a mio avviso i migliori sulla piazza!), la leggera stempiatura, i capelli brizzolati, l?energia di uno sguardo, la carica di un sorriso?anche coi denti larghi.

Io voto per i bruttini stagionati.
Assolutamente.
L?importante è avere le manine d?oro per saper suonare, disegnare, cucinare, aggiustare di tutto e di più, e un BEL CERVELLO per discutere di letteratura e poesia? e un buon profumo!!!

Ah la frase clamorosa? mi spiace non ce l?ho.

Riferimenti: jobook

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